«Banche popolari: subito una nuova governance»

Alessandro Graziani VERONA - Il richiamo a una riforma della governance delle popolari è stato ribadito, con forza, ieri a Verona dal direttore generale della Banca d' Italia Fabrizio Saccomanni. Intervenendo al convegno organizzato dall' Istituto Centrale delle Banche Popolari presieduto da Giovanni De Censi, Saccomanni - davanti a una platea che raccoglieva i vertici delle popolari italiane ed europee- ha messo in guardia il sistema delle cooperative.

FONTE: “Il Sole 24 Ore”, del 27/02/2010

Il modello non è in discussione, ha detto Saccomanni, ed è giusto «salvaguardare i suoi punti di forza, in primis il voto capitario». Ma l' attuale regolamentazione ha evidenziato alcuni limiti. «Il frazionamento della proprietà non rende agevole il controllo sull' operato del management ha aggiunto Saccomanni - e si possono determinare fenomeni di cristallizzazione degli assetti di governo e di autoreferenzialità degli organi sociali che, in passato,sono statiall' origine di crisi aziendali talvolta rilevanti ». In particolare, il richiamo è rivolto «alle entità di maggiori dimensioni» che devono rimuovere «gli ostacoli a una governance aperta e dinamica». Come? Per esempio, riservando «a particolari categorie di soci (come gli Oicr) uno o più amministratori in consiglio, incrementando il numero dei candidati delle minoranze quando c' è voto di lista», e/o riducendo i quorum per la presentazione delle stesse liste.C' è spazio,inoltre,«per l' ampliamento delle deleghe di voto »e diffuso«l' utilizzo della videoconferenza » nelle assemblee. Monito che non ha sorpreso i vertici delle popolari. «Una riforma normativa delle banche popolari può essere opportuna - ha ammesso Carlo Fratta Pasini, presidente dell' Associazione nazionale delle banche popolari- e a questo proposito non siamo inerti: abbiamo condiviso uno dei progetti di legge presentati in Parlamento». Fratta Pasini - che è anche presidente del Banco Popolare, leader del settore in Italia insieme a Ubi Banca - ha ammesso che, soprattutto per le cooperative diventate grandi a seguito delle aggregazioni - «il problema esiste, ma ammodernare i meccanismi di governance significa trovare soluzioni nuove che mantengano l' identità delle popolari». Identità che si concretizza nel contemperare «la logica d' impresa con il bene comune sul territorio». E in questi ultimi dieci anni, come ha ammesso lo stesso Saccomanni, il peso del sistema delle banche cooperative nel sistema è significatiamente aumentato. La quota degli impieghi ascrivibile a popolari e Bcc «era pari al 21% alla fine degli anni novanta» e «ha sfiorato il 31% alla fine del 2009». Non solo. Sempre negli ultimi dieci anni, «il tasso medio annuo della crescita degli impieghi verso controparti non bancarie è stato del 10,2% per le Popolari e dell' 11,9% per le Bcc, contro una media del 6,6% a livello di sistema». Particolarmente significativi, a questo proposito, i dati relativi agli ultimi 24 mesi di grave crisi finanziaria ed economica. In questo periodo, ha detto Saccomanni, «il tasso di crescita degli impieghi delle banche popolari è stato del 6,5%, a fronte di un aumento dell' 1% per gli altri intermediari bancari ». Una maggiore vicinanza ai territori che, se da un lato, qualifica le Popolari come banche- amiche delle Pmi, all' altro lato espone ora le cooperative a maggiori rischi. «Se da un lato la recessione ha avuto un impatto negativo sulla qualità del credito della generalità delle banche del sistema- ha aggiunto il direttore generale di Bankitalia -dall' altrole banche popolari appaiono molto esposte » e ora «impone con urgenza di rafforzare l' attenzione ai rischi tradizionali dell' intermediazione finanziaria ». Fratta Pasini ha ricordato che le popolari, anche dopo il grande processo di aggregazione che ne ha accresciuto e dimensioni, hanno mantenuto la propria identità centrata sul credito alle Pmi: «Oltre il 70% dei prestiti erogati sono rivolte a Pmi, che rappresentano il 95% delle aziende clienti». Secondo Fratta, il modello di banca radicata nel territorio e prossima al cliente ha generato minori rischi su crediti («6,1% nel 2009, l' 1% in meno della media nazionale»)e meno costosa:«il tasso d' interesse applicato ai prestiti alle Pmi si colloca a fine 2009 al 2,8%, due decimi in meno rispetto al dato medio nazionale»). Non solo il sistema delle banche cooperative «è stato lontano dalla finanza speculativa - ha aggiunto Alessandro Azzi, presidente di Federcasse, che ha partecipato al convegno in rappresentanza delle Bcc - ma siamo stati uno degli antidoti validi a contenere gli effetti della crisi». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Aggiornato il: 02 Marzo 2010